Pasquale e Anita: matrimonio tra Aversa e Pozzuoli
Il matrimonio di Pasquale e Anita, celebrato il 10 settembre 2026, è iniziato tra Aversa e Teverola, con la cerimonia nella chiesa di Santa Maria la Nova ad Aversa. Dopo il rito ci siamo spostati a Pozzuoli per le fotografie degli sposi sul lungomare di Via Napoli, prima del ricevimento a Villa Damasco. Un racconto fotografico spontaneo, editoriale e cinematografico, tra città, mare e momenti autentici.
Il matrimonio di Pasquale e Anita, celebrato il 10 settembre 2026, è stato una giornata costruita su luoghi molto diversi tra loro, ma perfettamente collegati dal ritmo degli sposi e delle persone che li hanno accompagnati. Una storia iniziata tra Aversa e Teverola, proseguita nel centro di Aversa e arrivata fino al mare di Pozzuoli, prima della festa finale a Villa Damasco. I preparativi tra Aversa e Teverola La giornata è iniziata nelle case degli sposi. Pasquale ad Aversa, Anita a Teverola. È sempre una delle parti del matrimonio che preferisco fotografare, perché prima ancora della cerimonia racconta molto delle persone: le famiglie, gli amici, l'attesa, i piccoli momenti che spesso passano inosservati. Non serve costruire troppo. Bisogna semplicemente essere presenti e capire quando sta per succedere qualcosa. Il matrimonio nella chiesa di Santa Maria la Nova ad Aversa Pasquale e Anita si sono sposati nella chiesa di Santa Maria la Nova ad Aversa. Dopo la cerimonia, la giornata è continuata appena fuori dalla chiesa con un momento di festa insieme agli invitati. Un piccolo banchetto all'aperto, gli abbracci, i saluti e quella confusione tipica dei minuti immediatamente successivi al matrimonio. Sono momenti che fotograficamente funzionano molto perché le persone smettono di pensare alla macchina fotografica e iniziano semplicemente a vivere quello che sta succedendo. Le fotografie degli sposi a Pozzuoli Dopo Aversa ci siamo spostati verso Pozzuoli, scegliendo Via Napoli per realizzare una parte del servizio fotografico degli sposi. Qui il matrimonio cambia completamente atmosfera. Il mare, le palme, le facciate colorate e la luce della costa creano uno scenario molto diverso da quello della cerimonia. Con Pasquale e Anita abbiamo cercato di mantenere un approccio spontaneo, alternando fotografie più movimentate ad altre più essenziali e intime. Una delle immagini che rappresenta meglio questa parte della giornata è probabilmente quella in cui Pasquale prende Anita in braccio mentre lei solleva il bouquet. Non è una fotografia pensata per essere perfetta. È una fotografia che funziona perché racconta esattamente il loro stato d'animo in quel momento. Un racconto fotografico tra colore e bianco e nero Durante un matrimonio non cerco mai di mantenere necessariamente tutte le fotografie nello stesso linguaggio. Ci sono momenti che funzionano meglio con il colore, soprattutto quando il luogo diventa parte importante dell'immagine. Altri, invece, chiedono quasi naturalmente il bianco e nero. Una luce più dura, un gesto, un'espressione o un piccolo momento tra gli sposi possono diventare molto più forti eliminando tutto ciò che non serve. È quello che è successo anche con Pasquale e Anita. Accanto alle immagini luminose realizzate a Pozzuoli, ci sono fotografie più scure e cinematografiche, dove rimangono soltanto loro due e la luce. Il ricevimento a Villa Damasco La giornata è poi proseguita a Villa Damasco, Pozzuoli, location scelta dagli sposi per il ricevimento. Da questo momento il racconto fotografico cambia ancora. Finisce lentamente la parte più controllata della giornata e comincia quella fatta di tavoli, amici, musica, brindisi e festa. Ed è proprio qui che preferisco intervenire il meno possibile. Perché le fotografie migliori di una festa spesso non si organizzano. Si aspettano. Fotografare un matrimonio senza trasformarlo in un set Il matrimonio di Pasquale e Anita rappresenta bene il modo in cui cerco di raccontare queste giornate. Non mi interessa costruire per ore una sequenza di pose perfette. Preferisco creare alcune situazioni quando necessario e poi lasciare spazio a quello che succede realmente. Una fotografia di matrimonio, tra qualche anno, non dovrebbe ricordare soltanto come era fatto un vestito o quanto era bella una location. Dovrebbe riuscire a riportare indietro a una sensazione. Ed è probabilmente questo il motivo per cui continuo a fotografare matrimoni.











